Guanti moto: come sceglierli e cosa dice l’etichetta

Prendi il guanto per la punta delle dita e tira.

Se esce dalla mano senza opporre resistenza, in scivolata farà la stessa identica cosa. E un guanto che a terra ti lascia la mano nuda non è servito a niente, per quanto sia costato.

È il primo controllo da fare in negozio, prima del prezzo e prima del colore.

Il polsino non è un dettaglio estetico

Nelle cadute le mani arrivano a terra per prime, quasi sempre. È un riflesso, non una scelta: il corpo manda avanti le braccia prima ancora che tu decida qualcosa.

Il problema è che l’asfalto a 50 all’ora non consuma il tessuto, consuma quello che c’è dentro. E il palmo della mano non si ricostruisce come si ricuce una manica.

Per questo la norma europea chiede che il guanto resti in mano durante lo scivolamento. Non basta che sia robusto: deve essere trattenuto. Da qui il cinturino al polso, che su molti modelli sta sotto il polsino principale e sembra un accessorio inutile.

Un paio corto, di quelli che si infilano e basta, esce al primo contatto. Lo vedi nei video delle cadute in pista: il guanto vola via e la mano continua da sola.

Cosa c’è scritto dentro

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La norma è la EN 13594. Sull’etichetta interna trovi il pittogramma della moto e un numero, 1 o 2.

La Classe 1 copre l’uso stradale. Requisiti di base su resistenza al taglio, allo strappo, tenuta delle cuciture e prova di ritenzione al polso.

La Classe 2 alza tutte le soglie. È quella dei modelli sportivi e da pista, con più materiale sul palmo e cuciture rinforzate.

Accanto alla classe può comparire la sigla KP, che sta per knuckle protection. Vuol dire che la protezione sulle nocche ha superato una prova d’impatto. Senza quella sigla, la placca rigida che vedi sopra la mano è un pezzo di plastica cucito lì per estetica, e non è mai stata testata.

Questo è il punto dove si sbaglia di più. Una placca vistosa vende il guanto, ma la sigla che conta è alta due millimetri e sta all’interno.

Dove si consuma un guanto

Non sulle nocche, come sembra intuitivo.

Si consuma sul bordo esterno del palmo, quello sotto il mignolo, e sulla base del pollice. Sono i due punti che toccano per primi quando la mano scivola di lato.

I modelli seri mettono lì un rinforzo, a volte un inserto che fa scorrere invece di frenare. Serve a evitare che la mano si pianti e il polso si torca: la frattura tipica in caduta non viene dall’abrasione, viene dal fatto che la mano si blocca e il corpo continua.

Guardando un paio usato si capisce subito se chi lo ha portato è caduto: il segno sta lì, mai al centro.

Le cuciture che si sentono dopo venti minuti

Sul palmo, le cuciture possono essere all’esterno o all’interno.

All’esterno sono più protettive, perché il filo non si strappa contro l’asfalto. All’interno sono più comode e non si sentono contro la manopola.

Il compromesso che trovi sui modelli buoni è cuciture esterne sul dorso e interne sul palmo. Sui modelli economici sono tutte dove costa meno cucirle, e dopo mezz’ora di guida senti la riga contro il palmo.

Il controllo in negozio: metti il guanto e stringi il pugno intorno a qualcosa di cilindrico, il manubrio di una moto esposta o anche il tuo polso. Non davanti allo specchio a mano aperta, che non dice niente.

Estivi, touring, invernali

EstiviTouringInvernali
Cosa cercareAria sul dorso, palmo interoMembrana impermeabileIsolamento senza spessore
PolsinoAnche corto, ma con ritenzioneLungo, sopra la manicaLungo, con regolatore
Il difetto tipicoPalmo troppo sottileSi asciuga lentamenteSi perde sensibilità sui comandi
Dettaglio utileInserti in rete solo sul dorsoTergivisiera sul polliceTergivisiera, quasi obbligatorio

D’estate la tentazione è prendere il modello più aperto possibile. Un guanto traforato serio ha comunque il palmo pieno: l’aria passa dal dorso, dove non serve protezione dall’abrasione.

D’inverno il nemico non è il freddo, è lo spessore. Un paio troppo imbottito ti toglie la sensibilità su freno e frizione, e a quel punto guidi peggio. Meglio un isolamento sottile e un paio di sottoguanti nelle giornate peggiori.

La taglia, che quasi nessuno misura

Si misura la circonferenza del palmo, senza il pollice, nel punto più largo. Quel numero in centimetri corrisponde alla taglia sulle tabelle della maggior parte dei marchi.

Poi si prova, e si controllano due cose.

La punta delle dita deve toccare il fondo senza premere. Mezzo centimetro di vuoto significa che in caduta il guanto si accartoccia e la protezione finisce fuori posizione.

Chiuso il pugno, le cuciture sulle nocche non devono tirare. Se tirano, la taglia è piccola e dopo un’ora avrai i segni.

Un guanto in pelle si allarga leggermente con l’uso, uno in tessuto no. Quindi la pelle si prende giusta, il tessuto si prende comodo.

Guanti da donna, che non sono la taglia piccola

Sulle misure femminili cambia la proporzione fra larghezza del palmo e lunghezza delle dita, non solo la dimensione complessiva.

Il risultato pratico: una taglia XS da uomo indossata da una donna spesso lascia le dita lunghe e il palmo largo. Le protezioni sulle nocche si spostano verso le prime falangi, e proteggono un punto diverso da quello per cui sono state disegnate.

Vale lo stesso controllo di sempre: chiudi il pugno e guarda dove sta la placca.

Touchscreen, e una cosa da sapere

Gli inserti conduttivi sulla punta di indice e pollice funzionano bene sui modelli estivi sottili e molto meno sugli invernali spessi.

Ma il punto è un altro: se stai usando il telefono, sei fermo. E se sei fermo, togliere un guanto costa cinque secondi. Non farne un criterio di scelta, viene sempre dopo la protezione.

Torna al tiro

Prima di pagare, rifai le due prove.

Tira il guanto per la punta delle dita: deve restare in mano. Chiudi il pugno: le nocche non devono tirare e la placca deve stare sopra l’articolazione.

Poi guarda l’etichetta interna e cerca la classe, 1 o 2, e la sigla KP se c’è una protezione rigida sopra la mano.

Tre controlli, un minuto. Sono le uniche tre cose che il cartellino non ti dice.