In tangenziale, sopra i 100, comincia a tirare.
Non tira in avanti come ti aspetteresti. Tira all’indietro e verso l’alto, e il punto dove lo senti sono le spalle, che dopo venti minuti bruciano. Chi lo prova per la prima volta pensa di averlo caricato male.
Il carico non c’entra. Il problema è che quel volume, addosso a un corpo verticale a 110 all’ora, è una vela.
Il cinturino sul petto non è un accessorio
Guardane uno generico da città: due spallacci e basta. Ora guarda un modello pensato per la moto: due spallacci, una fascia sul petto e spesso una in vita.
Quelle due fasce sembrano roba da escursionismo. In moto fanno una cosa sola, ed è togliere lavoro alle spalle.
Senza fascia, tutta la spinta dell’aria arriva sui due spallacci, che tirano indietro. Con la fascia sul petto stretta, diventa solidale al torace: non ha più margine per aprirsi verso l’esterno, e quel movimento di sollevamento sparisce.
La fascia in vita fa il resto, portando parte del peso sul bacino invece che sulle spalle.
C’è un punto giusto per la fascia sul petto, e quasi tutti la lasciano dove viene di fabbrica, cioè bassa. Va alzata: sotto la clavicola, non sullo sterno. Da lì tiene gli spallacci vicini e non ti sega il collo.
Se ne hai già uno e non vuoi comprarne un altro, questa è la modifica che cambia di più, e non costa niente.
Rigido non vuol dire che ti protegge

Il guscio rigido in EVA o in plastica termoformata, quello dei modelli aerodinamici, protegge il contenuto. Il portatile dentro non si piega, la visiera di ricambio non si graffia, il casco appoggiato sopra non si schiaccia.
Non è una protezione per la tua schiena. Non è un paraschiena, non ha nessuna certificazione, e in caso di caduta un guscio pieno di roba dura addosso alla schiena non è meglio di uno morbido.
Lo diciamo perché in negozio la frase “così ti protegge anche la schiena” gira, e non è vera. Se cerchi protezione, quella si compra a parte ed è certificata EN 1621-2.
Quello che il rigido fa davvero, oltre a difendere il contenuto, è mantenere la forma: un modello morbido caricato male si deforma e crea uno spigolo che a 130 fischia. Il rigido no.
Porta casco: come si usa, visto che quasi nessuno lo sa
I modelli con la funzione porta casco hanno due cinghie che escono da sotto, o una rete che si sgancia dal fondo.
Il casco non va appeso per il sottogola: si sfonda l’imbottitura e con il tempo il cinturino si allunga. Va appoggiato con l’apertura verso l’esterno e le cinghie passate sotto la calotta, in modo che il peso stia sul guscio.
E va appeso quando cammini, non quando guidi. Un casco che pende dietro mentre sei in sella ti sbatte sui reni a ogni buca.
Quale volume, per cosa
| Litri | Ci sta | Uso tipico | Dove diventa un problema |
| 15 | Portatile 13 pollici, antipioggia | Ufficio, tragitto quotidiano | Se aggiungi il pranzo si deforma |
| 20 | Sopra, più un cambio leggero | Uso misto, gite in giornata | Ai 130 comincia a sentirsi |
| 25 30 | Sopra, più scarpe e una felpa | Weekend fuori | Sulle spalle, dopo due ore |
| Oltre 30 | Bagaglio vero | Nessuno, in moto | Va sulla moto, non su di te |
Sopra i 25 litri la domanda cambia
Se stai valutandone uno grande per un viaggio, la domanda giusta non è quale, ma se davvero ti serve.
Tutto quello che porti addosso lo regge la tua schiena per otto ore. Tutto quello che metti in un bauletto o in una borsa da sella lo porta la moto, che non si stanca.
Trenta litri pieni pesano fra i sei e gli otto chili. Otto chili sulle spalle per una tappa autostradale sono la ragione per cui la sera hai mal di collo e dai la colpa al casco.
Per la moto tutti i giorni ha senso, perché lo stacchi e te lo porti dentro. Per il viaggio ha senso solo la parte che ti serve durante la giornata: documenti, antipioggia, acqua. Il resto va sulla moto.
Le due cose che scopri quando piove
L’idrorepellenza del tessuto dura poco sotto la pioggia continua. Quasi tutti i modelli da moto hanno una cover in una tasca sul fondo, ed è arancione o gialla perché serve anche a farti vedere.
Il punto dove entra l’acqua non è il tessuto: sono le zip. La cover va messa prima che cominci a piovere forte, non dopo, e infilarla a bordo strada con i guanti bagnati è un’operazione che si impara una volta sola.
L’altra cosa: con lo schienale imbottito, quando è bagnato, resta bagnato contro la schiena per tutto il viaggio. I modelli con il canale d’aria centrale asciugano prima e d’estate ventilano, e quella scanalatura in mezzo alla schiena è la voce che più cambia la giornata sulle tratte lunghe.
La cosa che di notte conta più del volume
Guardati da dietro, di sera, mentre sei in sella.
Della moto si vede il fanale. Di te si vede la schiena, e la schiena adesso è coperta da un pezzo di tessuto nero largo quaranta centimetri per cinquanta. Quel pezzo di tessuto ha appena nascosto tutti gli inserti riflettenti che avevi sulla giacca, che stanno esattamente lì sotto.
È un effetto a cui nessuno pensa comprando, e si vede in un parcheggio con i fari di un’auto puntati addosso.
I modelli pensati per la moto hanno bande riflettenti sul retro e sugli spallacci proprio per questo. Se il tuo non le ha, si rimedia con una fascia adesiva riflettente da qualche euro, applicata sulla parte alta, dove arrivano i fari e non dove ci si appoggia.
Il portatile, e perché la tasca imbottita non basta
Le tasche dedicate al computer sono quasi tutte uguali: uno scomparto foderato contro lo schienale.
Il problema in moto non è l’urto laterale, è la vibrazione continua, soprattutto sul pavé e sulle strade rattoppate. Un portatile appoggiato sul fondo, con il bordo inferiore che tocca il fondo rigido dello scomparto, prende ogni buca direttamente sull’angolo.
Le tasche fatte bene hanno il fondo sollevato di qualche centimetro, così il computer resta sospeso. Si vede infilando la mano fino in fondo: se tocchi subito la base, quella tasca è pensata per andare a piedi.
Torna alle spalle
La prossima volta che esci, prima di partire, tira la fascia sul petto e alzala sotto la clavicola.
Poi guida come sempre. Se dopo mezz’ora le spalle stanno meglio di quanto stessero di solito, il problema non era mai il peso che portavi.
Era una cinghia lasciata dove l’aveva messa il produttore.

