Prendi la scarpa con due mani e torcila, come se strizzassi uno straccio.
Se si piega facilmente, in caduta farà lo stesso sotto il peso della moto. E il piede è dentro.
Questo controllo si chiama rigidità trasversale, è una delle prove previste dalla norma europea, e si può fare a mano in negozio in tre secondi.
Quello che si rompe non è quello che pensi

L’idea comune è che le scarpe da moto servano per andare forte. In realtà l’infortunio più banale al piede succede da fermi o quasi.
La moto si corica al semaforo, in manovra, su un tratto di ghiaia. Duecento chili si appoggiano di lato sulla caviglia, che è un’articolazione fatta per reggere il peso dall’alto e non da destra.
Non c’è velocità in gioco. Per questo il discorso riguarda anche chi fa solo città e non è mai andato sopra i 60.
Da lì viene l’importanza della torsione: uno stivale rigido di lato distribuisce quella spinta sulla struttura invece che sull’osso.
Le cifre sull’etichetta
La norma è la EN 13634. Sull’etichetta trovi il pittogramma della moto seguito da una serie di numeri, e ognuno si riferisce a una prova diversa:
- altezza del gambale, che stabilisce quanta gamba è coperta
- resistenza all’abrasione, quanto regge lo strisciamento
- resistenza al taglio, contro spigoli e lamiere
- rigidità trasversale, quella del test di prima
Per ciascuna esistono due livelli, 1 e 2, dove 2 è il più severo.
Uno stivale racing porta livelli alti quasi ovunque. Una sneaker omologata da città sta in genere sui livelli 1, che resta un’altra categoria rispetto a una scarpa da ginnastica.
Un dettaglio che conta: i livelli sono indipendenti. Un modello può avere un ottimo risultato in abrasione e uno scarso in rigidità. Guardare solo il primo numero non basta.
Il malleolo, e perché va protetto da due lati
Il malleolo è l’osso che sporge ai lati della caviglia. Ce ne sono due, interno ed esterno.
Quello esterno prende i colpi dall’asfalto e dalla moto. Quello interno prende i colpi dal telaio e dalle pedane, che in una caduta si avvicinano al piede più di quanto sembri.
I modelli economici mettono l’imbottitura solo all’esterno, perché è quella che si vede. Passa la mano dentro la scarpa su entrambi i lati e senti se c’è qualcosa di rigido, non solo di morbido.
Stessa logica per il puntale. Non serve contro gli urti: serve perché la leva del cambio consuma la scarpa esattamente in quel punto, e senza rinforzo una tomaia normale si buca in una stagione.
Sneaker omologate e scarpe che sembrano da moto
È la categoria cresciuta di più, e ha senso: chi si sposta in città arriva, parcheggia e poi cammina tutto il giorno.
Il problema è che sotto la stessa parola stanno due cose molto diverse.
Una sneaker omologata ha la marcatura EN 13634 all’interno, il rinforzo sul malleolo, il puntale e una suola pensata per non scivolare sulla pedana.
Una scarpa da ginnastica con un inserto sul collo del piede e la grafica di un marchio di moto non ha niente di tutto questo. Costa meno, si vende bene, e in caduta si comporta come una scarpa da ginnastica.
Il controllo è sempre lo stesso: etichetta interna, pittogramma, cifre. Se non ci sono, non è omologata.
Altezza del gambale
| Sneaker | Gambale corto | Stivale alto | |
|---|---|---|---|
| Copre | Sopra la caviglia | Metà polpaccio | Tibia e polpaccio |
| Città | La scelta | Va bene | Scomodo a piedi |
| Viaggio | Poco | Buono | La scelta |
| D’estate | Fresco | Accettabile | Caldo |
| Si cammina | Sì | Sì, con qualche limite | Poco |
Il gambale alto protegge di più e si porta peggio. Non è un compromesso da risolvere una volta per tutte: chi fa 20 chilometri al giorno in città e chi parte per il weekend hanno bisogno di due paia diverse, e nella maggior parte dei casi finiscono per averle entrambe.
Chiusure, che cambiano più di quanto sembri
I lacci da soli non bastano: si allentano e possono impigliarsi. Sui modelli da moto ci sono sempre insieme a un velcro o a una copertura.
Le fibbie a leva sono rapide e si regolano con i guanti, ma sporgono e si rompono se la moto ci cade sopra. Verifica che siano sostituibili, sui modelli seri lo sono.
I sistemi a rotella si regolano in un gesto e distribuiscono la pressione in modo uniforme. Costano di più e non si riparano da soli.
Piccola cosa che si scopre tardi: la chiusura deve stare all’esterno della caviglia. Se sta all’interno, sfrega contro il telaio e in poche settimane si consuma.
Impermeabilità
Due strade, e non sono equivalenti.
La membrana interna tiene fuori l’acqua ma rallenta l’asciugatura: una volta che la tomaia esterna si è inzuppata, resta pesante per ore.
La pelle trattata senza membrana respira di più e si asciuga prima, ma va mantenuta con un prodotto specifico ogni tanto, altrimenti perde la protezione.
Per l’uso quotidiano in città la membrana conviene. Per chi fa pochi chilometri con la bella stagione, la pelle trattata è più comoda tutto il resto dell’anno.
La prova in negozio
Provali nel pomeriggio, quando il piede è leggermente più gonfio, e con il calzino che useresti davvero.
Poi fai tre gesti.
Piega la caviglia in avanti, come in frenata. Lo stivale deve accompagnare, non bloccare.
Infila la punta sotto un bordo e solleva, come faresti con la leva del cambio. Se il collo del piede non si piega, in moto cambierai marcia male.
Torci la scarpa di lato. Deve resistere.
Torna alla torsione
Il test iniziale è quello che riassume tutto: una scarpa che si torce come uno straccio non protegge la caviglia dal peso della moto, e quello è l’incidente più probabile che ti capiterà.
Il resto, altezza, chiusura, impermeabilità, dipende da come e dove guidi.
La torsione no. Quella serve sempre.


