Mettitelo e prova a masticare.
Con una calotta lunga sulla testa, muovendo la mascella, senti il bordo del casco che scende lungo la guancia e arriva sotto l’orecchio. Con quella corta no: la mascella si muove libera perché lì il casco finisce sopra l’orecchio.
Sono due caschi diversi. Sui cartellini di mezzo negozio portano lo stesso nome.
Dove finisce la calotta è tutta la differenza
Un jet copre la nuca, le orecchie e scende sulle guance, si ferma prima del mento. Nessuna mentoniera, ma la testa è dentro il casco fino alla mascella.
Un demi jet è più corto: taglia sopra le orecchie o poco sotto, lascia scoperta tutta la parte bassa. Pesa meno, scalda meno, si porta appeso al braccio senza ingombro.
Tutti e due sono omologati. L’omologazione dice che il casco ha superato i test previsti per la sua categoria, non che copra la stessa superficie di testa.
Blauer ha in gamma tutte e due le forme, e le tiene visivamente simili perché è quello lo stile del marchio. Il risultato è che uno entra a comprare un casco urbano, esce con la versione corta, e per due anni pensa di avere l’altra.
Il controllo è quello di prima: casco in testa, muovi la mascella, tocca dove finisce il bordo con un dito.
Perché Blauer costa quello che costa

È un marchio nato sull’abbigliamento, con l’estetica presa dalle divise americane, e i caschi sono arrivati dopo. Chi li compra li compra per come stanno.
Sulla parte tecnica: nella fascia d’ingresso le calotte sono in ABS, salendo si trova la fibra. L’ABS è più pesante a parità di volume e regge bene, ed è il materiale con cui è fatta la maggior parte dei caschi urbani sul mercato. Non è un difetto della marca, è la fascia.
Dove va fatta attenzione è l’accostamento fra prezzo e categoria. Un demi jet in ABS che costa quanto un integrale in fibra di un’altra marca lo stai pagando per il disegno, e questo va saputo. Se ti piace, è un motivo valido: la maggior parte delle scelte in moto passa anche da lì. Diventa un problema solo se pensi di stare comprando protezione e stai comprando linea.
Il visierino solare, che è la cosa più utile della gamma urbana
Sotto la visiera principale, molti modelli Blauer hanno una seconda lente scura che scende con una levetta laterale.
Serve nella guida di città, dove entri e esci da zone d’ombra continuamente: sotto un portico abbassi la levetta, dopo trecento metri la rialzi, e non ti fermi a cambiare visiera. Chi usa la moto per andare al lavoro lo apprezza dal secondo giorno.
Da controllare in negozio, e nessuno lo fa: abbassa il visierino con gli occhiali addosso. Su alcuni caschi la lente scura scende proprio dove stanno le lenti da vista e le tocca. Se porti gli occhiali, questo è un test da fare prima di pagare, non un dettaglio.
Stessa cosa per la conformazione: se hai la testa più ovale che tonda, i caschi urbani tendono a stringere sulle tempie, perché la forma interna è tarata su una testa media.
Quale prendere, per come usi la moto
| Demi jet | Jet | Integrale | |
| Copre | Nuca, sopra le orecchie | Nuca, orecchie, guance | Tutto, mento compreso |
| Città sotto i 50 | Va bene | Va meglio | Sovradimensionato per il traffico |
| Statale e tangenziale | Poco | Accettabile | La scelta |
| Vento e rumore | Molto rumore | Meno | Il più silenzioso |
| Con gli occhiali | Facile da infilare | Facile | Da provare, dipende dai guanciali |
Le due cose che si scoprono d’inverno
Una calotta corta a gennaio, a 60 all’ora, manda il vento dritto sul collo e sotto le orecchie. Si risolve con uno scaldacollo, non con la sciarpa, che scivola.
E siccome il casco è corto, uno scaldacollo alto entra sotto il bordo senza fare spessore, cosa che su un integrale non riesce sempre.
L’altra riguarda l’appannamento. Sulle calotte corte la visiera è piccola e distante dal viso: si appanna meno di un integrale, ma quando succede non c’è il Pinlock a salvarti perché su molti modelli urbani i perni non ci sono. Si convive alzando la visiera al semaforo, che è quello che fanno tutti.
La chiusura dice a chi è destinato il casco
Sotto il mento trovi due sistemi.
La micrometrica è quella a cricchetto: infili la linguetta dentata e la spingi finché fa clic. Si allaccia con una mano e con i guanti, si regola una volta e poi resta così. È il sistema di tutti i caschi urbani, e per chi si ferma quindici volte al giorno è l’unico ragionevole.
Il doppio D sono due anelli metallici: passi il cinturino dentro tutti e due, torni indietro nel primo, tiri. Serve mezzo minuto e serve toglierti un guanto. In cambio non si allenta mai e non ha parti che possono cedere, e infatti è quello che chiedono i regolamenti sportivi.
Su un casco da città il doppio D è una scomodità gratuita. Su un casco da pista la micrometrica non passa la verifica tecnica. Blauer monta la micrometrica su tutta la parte urbana della gamma, che è coerente con quello che quei caschi fanno.
Una nota che non c’entra col marchio ma vale per tutti: il cinturino va stretto sotto la mascella, non sul mento. Il controllo è infilare un dito fra cinturino e gola. Se ce ne entrano due, in caso di caduta il casco esce dalla testa prima di toccare terra, e a quel punto non conta più niente di quello che c’è scritto sull’etichetta.
Sulla 22.06 anche qui
I caschi che trovi adesso in negozio sono omologati ECE 22.06, che ha portato più punti d’impatto testati e la prova sulle sollecitazioni rotazionali. Vale per tutte le categorie, comprese quelle senza mentoniera.
Un modello ancora a magazzino con 22.05 non è illegale da portare, e su qualche scaffale ne resta. Se stai comprando oggi, non c’è ragione di prenderlo.
Chi lo compra e poi lo rivende
Un profilo ricorrente: chi prende la versione corta per il centro storico e dopo un mese scopre di dover fare quattro chilometri di superstrada per andare al lavoro.
A 70 all’ora, con la testa scoperta dalla mascella in giù, il vento arriva sotto le orecchie e il rumore diventa la cosa di cui parli a fine giornata. Non è una questione di sicurezza soltanto: è che dopo venti minuti hai la voce di uno che ha urlato a un concerto.
L’errore non è nella scelta del prodotto, è nell’aver stimato il percorso. Fai il conto dei chilometri veri che fai fuori dal traffico cittadino prima di decidere quanta calotta ti serve, non dopo.
Torna alla mascella
Prima dello scontrino, rimettilo e mastica.
Se il bordo ti passa sotto l’orecchio e ti tocca la guancia, hai un jet e sai cosa copre. Se la mascella si muove nel vuoto, hai un demi jet, che va benissimo per andare in centro e va molto meno bene sulla circonvallazione a 70.
La differenza fra i due si vede in un gesto. Sul cartellino, spesso, no.


