Mettitelo e guarda il soffitto.
Non lo specchio: il soffitto. Con un casco da corsa la testa alzata mostra una cosa che in piedi davanti allo specchio non vedi, e cioè dove finisce l’apertura della visiera rispetto a dove stanno i tuoi occhi.
Un SR-GP addosso a uno in piedi sembra chiuso in alto. Sembra sbagliato. Non lo è: è disegnato per una testa che sta piegata in avanti dietro la cupolino, e in quella posizione l’apertura si allinea con la strada. Il problema nasce quando lo stesso modello lo porti su una naked, seduto dritto.
Il modello da pista guarda in basso
È il motivo per cui gente che ha speso 700 euro rivende tutto dopo tre mesi dicendo che “non si vede niente”.
Su una supersportiva il busto sta inclinato. Il collo compensa alzando il mento, e l’occhio finisce al centro dell’apertura. Su una moto dritta, naked o touring, il busto è verticale e il mento resta basso: l’occhio scivola verso il bordo superiore della visiera e la parte alta della calotta entra nel campo visivo.
Non è un difetto costruttivo, è una geometria pensata per un uso preciso. Suomy lavora sulla pista da sempre e la gamma alta è disegnata così.
Quindi la prima domanda non è quale modello prendere. È come stai seduto sulla tua moto. Se guidi dritto, la parte racing della gamma non è il posto dove cercare, per quanto bella sia.
Cosa separa davvero SR-GP e Track-1
Sulla carta sono due integrali sportivi con la stessa faccia. In mano cambiano tre cose.
Il numero di calotte, prima di tutto: sul modello di punta i gusci sono di più, quindi la tua taglia sta dentro un guscio più vicino alla tua testa e non dentro il guscio di due taglie sopra riempito di spugna. Chi porta una XS o una XXL lo sente subito, chi porta una M meno.
Poi il materiale: la fascia alta usa composito, quella sotto una miscela più economica. Fra le due passano un paio d’etti, e quei grammi si sentono dalla seconda sessione in poi, quando il collo comincia a lamentarsi.
Terza cosa, i guanciali a estrazione rapida. Sono le linguette rosse che permettono ai soccorritori di sfilare le imbottiture laterali senza muovere la testa. In pista non è un optional, e non tutti i modelli della gamma li hanno.
Se giri in circuito anche solo due weekend l’anno, quelle linguette sono la voce su cui non risparmiare.
Il TX-Pro non è un integrale con la visiera tolta

Qui si sbaglia in modo diverso.
Un casco da fuoristrada ha la mentoniera lunga e sporgente, il frontino sopra e nessuna visiera. Sembrano scelte estetiche, sono tre soluzioni a tre problemi.
La mentoniera sporge perché respirare sotto sforzo, in salita, con la lingua fuori, dentro una mentoniera corta non si riesce. Il frontino serve a togliere il sole basso e a prendere le zolle che arrivano dalla ruota davanti. La visiera manca perché al suo posto vanno gli occhiali, che si cambiano in dieci secondi quando si impastano di fango, cosa che con una visiera non fai.
Portarne uno così in autostrada significa prendere tutto il vento sul frontino e sentirsi tirare la testa all’indietro dai 90 in su. Funziona per lo sterrato e per il misto lento, non per i chilometri.
La gamma per uso, non per prezzo
| Fascia | Per chi guida così | Dove non ha senso |
| Racing di punta (SR-GP) | Pista, moto sportiva, busto piegato | Su naked o scooter, campo visivo sbagliato |
| Sportivo (Track-1) | Strada sportiva più qualche track day | Se cerchi il peso minimo assoluto |
| Sport-touring (Speedstar) | Prima moto sportiva, uso misto | Uso agonistico |
| Fuoristrada (TX-Pro) | Enduro, sterrato, misto lento | Autostrada e viaggi lunghi |
| Jet | Città, scooter, tragitti brevi | Fuori città, dove serve la mentoniera |
Le cose che si scoprono al secondo casco
La visiera è specifica per famiglia. Una visiera Track-1 non entra su uno Speedstar, e viceversa. Quando compri, prendi la fumé insieme: le scorte di ricambi seguono la vita commerciale del modello, non la tua.
Sul Pinlock vale la stessa regola di sempre: guarda se i perni ci sono e se la lente è nella scatola. Il 120 tiene meglio contro l’appannamento del 70, e se esci presto la mattina d’inverno la differenza la vedi al primo semaforo.
Sulle taglie Suomy c’è una cosa che va detta e che non sta nelle tabelle. Da nuovo deve stringere. Non fare male, ma stringere: le guance devono essere compresse e dopo dieci minuti devi sentire un po’ di fastidio. L’imbottitura cede con l’uso, e quello che al primo tentativo è comodo, dopo un mese balla. Chi prende una taglia in più per stare comodo si ritrova con qualcosa che si muove quando gira la testa.
Il modo per verificarlo: con il sottogola allacciato, prova a ruotarlo tenendo ferma la testa. Se si muove lui e non la pelle della faccia, è largo.
Sull’aerodinamica sopra i 200 non diciamo niente, perché è il pezzo che non abbiamo provato. Quello che sappiamo lo abbiamo scritto sopra.
Il peso dichiarato e il peso che senti
Sulle schede tecniche il numero è riferito a una taglia campione, di solito la M, e senza accessori.
Il tuo pesa di più se porti una L, e pesa ancora di più con l’interfono montato su un lato. Quei 150 grammi appiccicati a sinistra non si sommano soltanto: stanno tutti da una parte, e in curva a destra il collo li sente più di quanto direbbe la bilancia.
È il motivo per cui, se giri in circuito, l’apparato si smonta prima di entrare in pista invece di lasciarlo lì.
Sulla chiusura: nella parte alta della gamma trovi il doppio D, due anelli metallici dove passi il cinturino e torni indietro. Serve mezzo minuto e serve una mano nuda, e non si allenta mai. È quello che chiedono i regolamenti sportivi, e la micrometrica a cricchetto in verifica tecnica non passa.
Se compri un integrale sportivo pensando di usarlo anche per andare al lavoro, il doppio D quindici volte al giorno con i guanti addosso diventa la cosa che ti fa comprare un secondo casco entro l’anno.
Torna al soffitto
Prima di decidere, rimettilo e guarda in alto.
Poi mettiti nella posizione che tieni sulla tua moto, quella vera, braccia in avanti quanto serve. Se in quella posizione il bordo dell’apertura ti resta fuori dagli occhi, quello è tarato su di te. Se lo vedi, non è sbagliato in assoluto: è sbagliato per come stai seduto.
Che è una distinzione da fare in negozio, non a marzo sulla strada di casa.


